PELONARA LEONARDO

LEONARDO PELONARA, nato a Chiaravalle (AN) nel 1984, è presbitero della Diocesi di Senigallia. Ha compiuto gli studi filosofico-teologici presso l’Isti­tuto Teologico Marchigiano. Alunno dell’Almo Collegio Capranica dal 2009 al 2012, nel 2011 ha conseguito la Licenza in Teologia Dogmatica presso la Pontificia Università Gregoriana. Dopo l’ordinazione, conciliando studio e ministero, ha ottenuto nel giugno del 2018 presso la stessa università il Dottorato in Teologia Dogmatica.

(21/01/2019) “Primato e collegialità. Ermeneutica dello sviluppo organico tra Vaticano I e Vaticano II”. È questo il titolo della dissertazione dottorale in Teologia Dogmatica difesa da don Leonardo Pelonara, sacerdote della Diocesi di Senigallia, nel giugno dello scorso anno alla Pontificia Università Gregoriana e ora pubblicata per i tipi della stessa Università. L’Autore ha sintetizzato per noi il suo lavoro di ricerca.

Nel ben noto discorso alla Curia Romana del 2005, Benedetto XVI, forte della sua conoscenza teologica e della sua esperienza diretta da perito del Concilio Vaticano II, aveva distinto due approcci ermeneutici nei riguardi dei documenti conciliari, proponendo l’“ermeneutica della riforma nella continuità dell’unico soggetto-Chiesa” come la via per una loro corretta comprensione e applicazione.

Il nostro studio, accogliendo l’indicazione di papa Benedetto, si propone nella duplice veste di un saggio di ermeneutica della riforma e di una sua verifica nell’ambito di una tematica teologica circoscritta, quella del rapporto tra il dogma del primato pontificio definito dal Vaticano I e la dottrina della collegialità episcopale dichiarata dal Vaticano II.

Esso si snoda attraverso un percorso di quattro parti e si conclude con delle deduzioni sia nell’ambito della dogmatica teologica che in quello della prassi ecclesiale. La prima parte è dedicata alla positio quæstionis: essa inserisce l’intero lavoro nel solco della storia dell’ermeneutica conciliare, proponendone una utile sintesi attraverso quelli che possono esserne considerati gli snodi principali, e dichiara apertamente sia l’oggetto specifico che il metodo della ricerca, in modo da porsi in dialogo con chiunque accosti il testo, così che possa facilmente verificarne la coerenza con i principi esplicitati. La seconda parte si dedica allo studio della Pastor æternus: solo dopo aver analizzato il contesto storico in cui è stato convocato il Concilio Vaticano I e aver percorso le discussioni in aula riguardanti la costituzione de Ecclesia, vengono presentati alcuni strumenti ermeneutici indispensabili per accostare il documento e, alla luce di questi, esso viene infine interpretato. La terza parte affronta il periodo tra i due Concili sia nell’ambito delle espressioni magisteriali che in quello dello studio teologico, offrendo inoltre un interessante approfondimento riguardante i manuali di ecclesiologia elaborati dai docenti del Collegio Romano: in tal modo emerge l’effettiva recezione ecclesiale delle affermazioni del Vaticano I. La quarta parte conclude il percorso concentrandosi sulla dottrina della collegialità episcopale espressa nei numeri 22 e 23 della Lumen gentium, interpretati a partire dalla loro storia genetica e sulla scorta di alcuni strumenti ermeneutici essenziali.

Al termine del percorso, nell’ambito della teologia dogmatica, l’approccio ermeneutico viene specificato come “ermeneutica dello sviluppo organico” e si propone una ricomprensione di primato e collegialità che necessita ancora di una chiarificazione da parte del Magistero mentre, nell’ambito della prassi ecclesiale, vengono dedotte alcune piste di riforma della Chiesa in chiave sinodale, come più volte auspicato da papa Francesco.