Si è tenuto in Collegio il primo incontro formativo dell’anno, guidato da suor Pina Ricceri, Figlia di San Paolo. Religiosa paolina da anni impegnata nella riflessione sul rapporto tra fede, cultura e nuovi linguaggi mediatici, sr. Pina ha offerto agli alunni una meditazione profonda ed estremamente attuale dal titolo: «Crescita integrale e mondo digitale nella vita presbiterale».

Il percorso ha preso avvio da un passaggio fondamentale per la formazione sacerdotale: il movimento che va dall’integrità all’integrazione. Citando l’intuizione del beato Giacomo Alberione, fondatore della Famiglia Paolina, sulla «vita integrale dell’Apostolo», la relatrice ha evidenziato come l’essere umano debba essere considerato nella sua interezza. Le quattro dimensioni cardinali della formazione (umana, spirituale, intellettuale e pastorale) non devono semplicemente coesistere, ma entrare in costante dialogo tra loro per prendere forma concreta nella quotidianità del presbitero.

In un contesto socioculturale in continua trasformazione, in cui l’uomo contemporaneo si scopre prosumer (produttore e consumatore di contenuti) e di fronte a una tecnologia che avanza a ritmi incessanti, sr. Pina ha invitato a riscoprire la tipica «eccedenza dell’uomo», che non nega ma valorizza il proprio “limite costitutivo”. In quest’ottica, l’ambiente digitale e i social media non vanno visti come nemici da temere, ma come luoghi reali da abitare con consapevolezza, libertà e senso critico.

A coronamento della sua riflessione, la relatrice ha consegnato alla comunità un itinerario pedagogico articolato in cinque prospettive chiave: antropologica, cognitiva, spirituale, pastorale ed etica. Più che tappe sequenziali, si tratta di dimensioni chiamate a integrarsi tra loro per offrire uno sguardo completo e maturo sulla realtà contemporanea.

L’incontro si è concluso con un forte richiamo alla testimonianza cristiana: siamo chiamati a stare nel mondo senza però conformarci alla sua logica. Nell’era dell’efficientismo e dell’infosfera, la sfida prioritaria resta quella di far emergere la propria identità profonda senza lasciarsi sostituire dall’algoritmo. Custodendo il proprio dell’umano, il futuro presbitero è chiamato ad abitare la storia presente con i piedi per terra, ma con lo sguardo costantemente orientato all’incontro definitivo con Cristo nel Suo Regno.