Martedì 13 ottobre si è svolto il primo appuntamento del ciclo degli Incontri Culturali per la Comunità del Collegio. Una serata di intensa riflessione dal tema: «E allora sarà la pace. L’impegno per la pace nel mondo e nel cuore dell’uomo», che ha visto la partecipazione straordinaria del Card. Matteo Maria Zuppi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della CEI, e del Prof. Jean-Léonard Touadì, docente, giornalista e scrittore.

Il dibattito si è sviluppato a partire dall’interrogarsi sui tre livelli fondamentali della condizione umana: come edificare la pace nel mondo, come custodirla nelle relazioni interpersonali e come trovarla nel profondo del proprio cuore. Attraverso una lucida disamina dei complessi scenari geopolitici attuali, segnati dal dramma di troppi Paesi devastati dai conflitti, il Prof. Touadì ha posto l’attenzione sulla necessità di superare ogni visione individualistica della realtà: l’umanità non è fatta di soggetti isolati, ma è legata da una profonda interdipendenza. Richiamando l’introduzione della Gaudium et Spes, Touadì ha sottolineato come, di fronte al dovere di scorgere i segni dei tempi, per la Chiesa sia oggi più che mai un impegno permanente «cercare, praticare e vivere la pace».

In continuità con il Prof. Touadì, il Card. Zuppi ha ricordato quanto la drammatica situazione di un mondo attraversato da “conflitti a pezzi” stia minacciando sempre più la pace e la stabilità globale. Riprendendo le parole del presidente statunitense J.F. Kennedy: «Se l’umanità non pone fine alla guerra, la guerra porrà fine all’umanità», ha sottolineato l’importanza del dialogo e della collaborazione tra l’uomo e le Istituzioni, perché la pace sia reale e non resti confinata in un orizzonte utopistico.

«Non tutto è perduto», ha continuato il Card. Zuppi, «la pace è possibile e praticabile, soprattutto perché è inscritta nelle parole e nel desiderio del Risorto», che in un momento di “crisi” si presenta agli Apostoli dicendo: «Pace a voi» (Gv 20,19). Anche quando ci sembra che il Signore stia dormendo sulla barca, in realtà è sempre pronto a “svegliarsi” e a placare la tempesta, anche quella più spaventosa. Spetta a noi, come uomini e cristiani, ha concluso il Cardinale, imparare a seguire il Maestro Gesù, fare un passo indietro per lasciare spazio all’altro e aprirci all’ascolto e al dialogo, per percorrere il sentiero che conduce alla pace tanto desiderata nel mondo, nelle relazioni umane e nel cuore di ciascuno.

L’incontro si è concluso lasciando alla Comunità del Collegio un forte invito alla responsabilità formativa e pastorale: la pace non è un’utopia né una tregua passiva, ma un cammino esigente che richiede di essere alimentato quotidianamente nel cuore dell’uomo per poter poi trasformare le relazioni e la storia.