Martedì 27 ottobre la Comunità del Collegio ha vissuto il primo dei tre incontri previsti per questo anno formativo con padre Sandro Barlone SJ, gesuita e padre spirituale del Collegio. Una serie di appuntamenti pensati per sostare e riflettere in profondità sul dono della vocazione, in modo particolare quella al sacerdozio ministeriale.
Il primo incontro, dal titolo «La vocazione: chiamati a stare con Cristo», ha preso le mosse dal brano evangelico di Marco, in cui Gesù costituisce i Dodici «perché stessero con lui e per mandarli a predicare» (3,14) e dalla meditazione di Papa Leone XIV rivolta ai seminaristi in occasione del loro Giubileo il 24 giugno 2025.
Fin dai primi passaggi, p. Sandro ha voluto richiamare una consapevolezza fondamentale: non siamo noi i protagonisti assoluti della nostra vocazione. È Dio che per primo sceglie, chiama e suscita nel cuore dei giovani il desiderio di seguirlo. L’asse portante di ogni cammino vocazionale risiede proprio nell’imparare a “stare” con Gesù: il discepolo autentico è colui che pone come priorità assoluta la relazione personale con il Maestro.
Ripercorrendo la pedagogia del Vangelo, p. Sandro ha ricordato come Gesù non abbia chiesto ai suoi di imparare una dottrina astratta, ma li abbia invitati a camminare con Lui e ad entrare nella sua stessa intimità con il Padre. Il rischio più insidioso per chi si prepara al ministero è quello di conoscere “tanto su Dio”, senza però fare reale esperienza della sua presenza. «Il pericolo non è necessariamente l’allontanarsi dalle cose di Dio, ma il rimanere dentro le cose di Dio senza lasciarsi raggiungere da Lui», afferma p. Sandro, con la possibilità di cadere nella “trappola” dell’abitudine religiosa. Ciò che salva è il fare memoria continua della fedeltà di Dio, che precede e sostiene ogni nostra risposta.
Nel cuore della meditazione, p. Sandro ha poi indicato i due pilastri su cui strutturare questo cammino e la futura vita ministeriale: l’Eucaristia e la Parola di Dio. Un discepolo è in grado di costruire relazioni stabili e feconde con Cristo e con i fratelli solo nella misura in cui impara a dimorare con costanza nella Sacra Scrittura e nel Mistero eucaristico.
L’incontro si è concluso con un invito ad imparare a custodire l’esperienza di Cristo e rimanere con Lui, affinché anche altri possano incontrare e sperimentare la Grazia. Riconoscere il primato di Cristo nella propria vita è un cammino esigente e arduo, ma decisamente bello: è solo camminando dietro al Maestro che si dischiude il senso profondo dell’esistenza e di ogni vocazione.

