Martedì 3 novembre la Comunità del Collegio si è ritrovata per il secondo incontro formativo.

A guidare la meditazione è stato don Andrea Santoro, sacerdote della diocesi di Oria, che ha proposto una riflessione dal titolo «L’economia che consuma, il tesoro che resta: custodire attenzione, segreto e parola nell’economia digitale».

Don Andrea ha preso in esame tre elementi dell’esistenza umana che l’economia digitale tende a “comprare”, raccogliere o produrre, e che il presbitero è chiamato a custodire con fermezza profetica: l’attenzione, il valore del sigillo sacramentale e l’autenticità della parola.

L’attenzione è il primo elemento da recuperare, soprattutto in un’epoca in cui la sovrabbondanza di informazioni genera distrazione, trasformandosi in una vera e propria insidia per la capacità di amare e di pregare. Contro la tentazione dello scrolling e della frammentazione, il sacerdote è chiamato a riscoprire l’attenzione come atto d’amore, attraverso l’ascolto gratuito del prossimo e la fedeltà alla preghiera.

La custodia del segreto e del sigillo entrano profondamente in conflitto con la logica delle piattaforme digitali, che profilano la persona e tendono a trasformare il suo passato in un destino immutabile. Il sigillo sacramentale, al contrario, custodisce l’interiorità senza mai negoziarla o farne uso, donando al penitente la “grazia dell’oblio” e la possibilità reale di ricominciare.

Infine, don Andrea ha sottolineato che, sebbene la preparazione teologica o la stesura di testi possano avvalersi dei moderni strumenti digitali, la parola pastorale e omiletica rimane un atto testimoniale indelegabile: la consolazione cristiana non è un testo ben formato, ma una presenza in carne ed ossa che risponde con la propria vita.

L’incontro si è concluso con un confronto comunitario, lasciando agli alunni tre interrogativi di fondo per la vita spirituale: a cosa prestiamo davvero attenzione, cosa custodiamo di incorruttibile e di quali parole siamo pronti a rispondere personalmente con la vita.