Martedì 5 maggio si è tenuto il penultimo appuntamento dell’anno culturale, dedicato al tema della crisi. Ospiti della serata sono stati il prof. Silvio Martuccelli, accademico e giurista, che ha fatto le veci dell’illustre giurista, il prof. Natalino Irti, e il prof. Massimo Cacciari, accademico e filosofo, che hanno discusso e dialogato su L’indebolimento della parola e la crisi del diritto.
Al cuore della densa relazione del prof. Irti, letta dal prof. Martuccelli, il dualismo paolino di lettera e spirito, tra i quali nihil medii est sicchè nell’una vi è l’altro, e l’idea del diritto come universo di parole, di cui il giurista è il primo interprete, in quanto è inter pretium, ovvero tra il valore e il prezzo da attribuire alle parole e alle cose. L’operazione intepretativa può essere a più livelli ed è una scelta tra le possibilità dischiuse dal testo, anche nella sua dimensione di ulteriorità, ma mai senza trascendere certi limiti imposti dalla lettera. L’intervento di Irti, dopo una ripresa del discorso di papa Leone al corpo diplomatico (9 gennaio 2026) sull’indebolimento della parola, si è concluso con l’analisi di due realtà, che hanno messo in crisi la dinamica interpretativa: la poesia moderna, che, fondata sulla capacità incantatrice e ammaliatrice del linguaggio per suggestionare l’ascoltatore, lascia il significato totalmente in balia di chi la fruisce, e il moderno capitalismo, che riduce l’atto comunicativo tra venditore e compratore a mero esporre e scegliere cose e a un voler sapere ciò che altri hanno già deciso.
Il prof. Cacciari, rispondendo alla relazione di Irti, ha inquadrato la crisi attuale del linguaggio in un più ampio filone scettico della filosofia, che ha una storia molto più lunga. L’arbitrarietà e convenzionalità del rapporto tra cose e parole smonta ogni possibile fondazione ontologica del linguaggio. Inoltre, la lingua in sé non esiste, ma esistono tante lingue quanti sono i parlanti, per cui noi non ci intendiamo, ma ci fraintendiamo! Dopo questa precisazione, e a corredo della lettura di Irti, Cacciari, citando Gli ultimi giorni dell’umanità di Karl Kraus, ha individuato nella prima guerra mondiale un momento cruciale della distruzione del linguaggio: questo non serve più a comunicare ma a uccidere e distruggere, divenendo urlo, propaganda, demagogia. Questo tocca la sfera del diritto: il diritto, nato per contenere la forza, in quanto forza per un uso legittimo della forza, viene messo a tacere: dal massacro del linguaggio si arriva così al massacro del diritto. Anche la crescita delle disuguaglianze – osserva il filosofo – comporta una crescente impotenza del linguaggio nel fare da ponte tra gruppi sociali. Le classi dirigenti, che da un lato esaltano il progresso, dall’altro pongono in essere un sistema immunitario per proteggersi dalle altre classi sociali. In questa crisi globale dell’homo loquens Cacciari vede come debole ma possibile speranza il recupero del valore simbolico della parola, l’affermazione della certezza di un significato della parola, soprattutto attraverso le parole della fede e le parole del diritto.
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Massimo Cacciari è filosofo, politico, accademico e opinionista, ex sindaco di Venezia e professore emerito presso la Facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.
https://www.unisr.it/docenti/c/cacciari-massimo
Silvio Martuccelli è professore ordinario di Diritto privato nel Dipartimento di Giurisprudenza della Università di Roma LUISS Guido Carli.
https://www.luiss.it/faculty/350913

